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Bambini ipnotizzati dagli schermi? La risposta analogica per riconquistare il loro sguardo

Perché l'intrattenimento passivo non basta: riscoprire il valore dello sguardo condiviso e della narrazione lenta.

Parliamoci chiaro, da genitore a genitore.
Conosciamo tutti quel senso di colpa sottile che ci assale quando, per stanchezza o necessità, mettiamo un tablet in mano ai nostri figli.
C'è un silenzio improvviso.
I movimenti si fermano.
Lo sguardo si fissa su quel rettangolo luminoso e il mondo intorno scompare. Se li chiami, non rispondono. Sono lì, ma non sono davvero lì.

Non sono qui per demonizzare la tecnologia. Gli schermi fanno parte della nostra vita.
Ma come mamma e come appassionata di narrazione, ho notato una differenza sostanziale tra l'intrattenimento digitale e quello che accade quando apro il mio teatrino di legno.

Oggi voglio parlarti di come il Kamishibai possa essere un potente alleato per fare "detox" digitale, non togliendo qualcosa (lo schermo), ma offrendo qualcosa di molto più nutriente: la relazione.

La differenza tra "Guardare" e "Vedere"

Davanti a un cartone animato frenetico, il bambino è passivo. Le immagini scorrono veloci, il montaggio è serrato, i suoni sono iper-stimolanti. Il cervello riceve, incamera, ma non ha il tempo di elaborare. È un'ingestione rapida di contenuti.

Col Kamishibai, la dinamica si ribalta.

  • L'immagine è ferma: Non si muove da sola. È il bambino che deve esplorarla con gli occhi, cercare i dettagli, collegarli alle parole che sente.
  • Il ritmo è umano: Non è il ritmo di un algoritmo, è il ritmo del tuo respiro. Sei tu a decidere quando cambiare tavola. Se vedi che i bambini sono rapiti da un dettaglio, ti fermi. Se vedi che sono stanchi, acceleri.
  • C'è un corpo: C'è la tua voce, ci sono le tue mani che gesticolano.

Questa è la "magia fisica" di cui parlavamo nel nostro Manifesto. È un antidoto alla freddezza dei pixel.

Il potere dell'Attenzione Congiunta (Joint Attention)

C'è un concetto bellissimo in psicologia che si chiama "Attenzione Congiunta".
È quel momento in cui due persone si focalizzano sullo stesso oggetto e sanno di farlo insieme.
Quando guardi un tablet insieme a tuo figlio, spesso lui guarda lo schermo e ignora te.
Quando usi il Kamishibai, si crea un triangolo magico: Bambino - Storia - Narratore.

Il bambino guarda l'immagine, poi guarda te per vedere la tua espressione, poi torna all'immagine.
In questo "ping-pong" di sguardi si costruisce l'empatia. Il bambino non sta solo imparando la storia del coniglietto Tobia, sta imparando a leggere le emozioni sul volto umano. Nessuna app potrà mai insegnarglielo.

Slow Tech: rallentare per connettersi

Viviamo nell'era della velocità. Swipe, click, skip.
Il Kamishibai è, per definizione, Slow Tech (Tecnologia Lenta).
Richiede pazienza. Bisogna aspettare che la tavola esca dal binario per vedere la successiva.
Insegna l'attesa, una competenza che stiamo perdendo.

A casa mia, usiamo il teatrino proprio come "interruttore" per rallentare.
Magari la domenica pomeriggio, quando la noia rischia di farci accendere la TV, dico: "Facciamo il teatro?".
Bastano tre storie. Venti minuti. Ma sono venti minuti di qualità densissima, che valgono come due ore di televisione in termini di nutrimento emotivo.

👩‍🏫 L'ANGOLO DELLA MAESTRA: Il calo dell'attenzione a scuola

Parlando con alcune insegnanti, il feedback è unanime: la soglia di attenzione dei bambini si sta abbassando drasticamente.
I bambini abituati a stimoli digitali rapidi faticano a seguire una lettura tradizionale.

Il Kamishibai a scuola funziona come un "ponte".
Ha la componente visiva (che cattura l'occhio abituato agli schermi) ma la profondità del libro.
Le immagini grandi, illuminate dalla luce focalizzata sul Butai, agiscono come un magnete per lo sguardo, aiutando anche i bambini più "elettrici" a riconquistare la capacità di concentrarsi su un compito per più di pochi minuti.

Non serve buttarli via, serve un'alternativa

Non ti sto dicendo di buttare tv e similari nel cestino.
Ti sto invitando a offrire un'alternativa.
I bambini non scelgono gli schermi perché li preferiscono a te. Li scelgono perché sono facili e sempre disponibili.

Se rendi il Kamishibai accessibile, se crei quel piccolo rituale di apertura delle porticine, vedrai che spesso sceglieranno la tua voce rispetto a quella di YouTube.
Perché, alla fine, quello che cercano disperatamente non è un video divertente.
Cercano te.

Luisa
Mamma di due gemelle, lettrice per vocazione