GUIDA

Cos'è il Kamishibai: la guida completa al teatro di carta giapponese

Cos'è il kamishibai e perché conquista i bambini? Ti racconto come l'ho scoperto, come funziona e perché è diverso da qualsiasi libro illustrato.

La prima volta che ho visto un kamishibai, non sapevo nemmeno come si chiamasse.

Ero al nido delle mie gemelle. La maestra aveva portato questo teatrino di legno, piccolo, con due porticine che si aprivano come un sipario. Dentro c'erano delle tavole illustrate. Lei le sfilava una alla volta, lentamente, mentre raccontava la storia.

Mi sono fermata a guardare le mie bambine.

Avevano gli occhi spalancati. Non si muovevano. Non parlavano. Ascoltavano.

Non le avevo mai viste così. Non davanti a un cartone. Non davanti a un tablet. Solo lì, sedute per terra, con i visini rivolti verso quelle illustrazioni che apparivano una dopo l'altra.

Quella sera ho cercato su Google "teatrino con le tavole che si sfilano". E ho scoperto che si chiamava kamishibai.

Ma cos'è esattamente?

Il kamishibai è un modo di raccontare storie che arriva dal Giappone. Il nome significa letteralmente "dramma di carta" — kami (carta) e shibai (teatro).

Funziona così: hai un teatrino di legno (si chiama butai), con due sportelli che si aprono. Dentro inserisci delle tavole illustrate, una dietro l'altra. Sul retro di ogni tavola c'è il testo da leggere. Tu sfili le tavole una alla volta, e mentre le sfili, racconti.

È semplice. È lento. È fisico.

Niente batterie. Niente schermi. Solo carta, legno e la tua voce.

" Niente batterie. Niente schermi. Solo carta, legno e la tua voce. "

Come è nato

Ti faccio un salto indietro. Siamo in Giappone, anni '20 e '30 del Novecento.

I kamishibaiya erano narratori ambulanti che giravano in bicicletta per i quartieri. Portavano con sé il teatrino e un carico di caramelle. Riunivano i bambini per strada, vendevano i dolci, e poi — come ricompensa — raccontavano storie.

Era intrattenimento popolare. Semplice. Diretto. I bambini aspettavano il passaggio del kamishibaiya come oggi aspettano l'ultimo episodio della serie preferita.

Poi è arrivata la televisione. E il kamishibai è quasi scomparso.

Ma non del tutto. Nelle scuole giapponesi ha resistito. E negli ultimi anni è tornato, piano piano, anche in Europa. Soprattutto nelle scuole dell'infanzia e nelle biblioteche.

Perchè funziona (davvero)

Quando ho iniziato a usare il kamishibai a casa, mi sono chiesta: perché le mie bambine restano così incantate?

Ho provato a capirlo. Ho letto qualcosa, ho osservato, ho parlato con le maestre.

E credo che la risposta sia questa: il kamishibai rallenta tutto.

In un mondo dove tutto è veloce, dove le immagini si susseguono a ritmo frenetico, il kamishibai ti obbliga a fermarti. Una tavola alla volta. Un momento alla volta.

Il bambino non può andare avanti da solo. Non può saltare. Non può skippare. Deve aspettare che tu sfili la tavola successiva. E in quell'attesa, succede qualcosa.

Si crea attenzione vera.

Non quella frammentata del tablet. Quella piena.

E poi c'è un altro aspetto che mi ha colpita: nel kamishibai, il bambino guarda le immagini. Ma tu, che leggi, guardi lui.

Non hai il libro davanti alla faccia. Non sei nascosta dietro le pagine. Sei lì, presente, con lo sguardo libero. Puoi vedere le sue reazioni. Puoi modulare la voce. Puoi rallentare se si emoziona, accelerare se ride.

È una lettura insieme, nel senso più vero della parola.

A che età è adatto

Me lo chiedono spesso. La risposta breve: dai 2 ai 6 anni è l'età perfetta.

Ma la risposta vera è: dipende dalla storia e da come la racconti.

Le mie gemelle hanno 3 anni. Le prime volte usavo storie molto semplici, con poche parole e immagini grandi. Adesso posso permettermi racconti un po' più lunghi, con qualche emozione in più.

Il bello del kamishibai è che puoi adattarlo. Puoi accorciare il testo se vedi che si distraggono. Puoi aggiungere dettagli se sono coinvolte. Sei tu che guidi.

Non è un video che parte e va avanti da solo.

Ti serve per forza il teatrino?

No. Anzi, ti dirò: io ho iniziato senza.

Le prime volte tenevo le tavole in mano, appoggiate su un cuscino del divano. Funzionava lo stesso. L'effetto "magia" c'era comunque.

Poi ho voluto provare con il butai, il teatrino di legno. E sì, cambia qualcosa. Le porticine che si aprono creano un piccolo rituale. I bambini capiscono che sta per iniziare qualcosa di speciale.

Ma non è indispensabile. Se vuoi provare, puoi costruirne uno anche tu con una scatola di cartone. È più facile di quanto sembri.

Kamishibai o libro illustrato?

Un'altra domanda che mi fanno spesso.

La verità? Non devi scegliere. Sono due cose diverse.

Il libro illustrato lo sfoglia il bambino, o lo sfogliate insieme. È un oggetto da toccare, da tenere in mano, da portare a letto.

Il kamishibai è un momento. È una performance. È tu che racconti, e lui che ascolta e guarda.

A casa mia convivono entrambi. I libri sono sempre accessibili, sugli scaffali bassi. Il kamishibai lo tiro fuori la sera, quando voglio creare un momento diverso. Più lento. Più nostro.

Come usarlo: il rituale della sera

Ti racconto come lo uso io.

Dopo cena, quando le bambine sono già in pigiama, mi siedo sul divano. Prendo il teatrino, lo appoggio sul tavolino basso. Loro si siedono per terra, davanti a me.

Apro le porticine. Dico: "Siete pronte?"

E loro, ogni sera, rispondono: "Sììììì!"

È diventato il nostro rituale. Non c'entra niente con la qualità della storia (anche se quella conta). C'entra con il fatto che è un momento nostro. Prevedibile. Atteso.

Ho notato che da quando abbiamo iniziato, andare a letto è diventato più facile. Non so se sia merito del kamishibai o semplicemente del fatto che c'è un rituale. Ma funziona.

E se volessi provare?

Se sei arrivata fin qui, probabilmente sei come me.

Cerchi qualcosa di diverso. Qualcosa che valga il tempo che passi con i tuoi bambini. Qualcosa di semplice, ma vero.

Il kamishibai non è una soluzione magica. Non risolve tutto. Ma per me è diventato uno di quei piccoli gesti che fanno la differenza.

Io ho iniziato con una storia sola. Stampata a casa, tavole tenute in mano, niente teatrino. E ha funzionato.

Se ti va di provare, qui trovi le storie che ho creato per le mie bambine — e che ora condivido con altre famiglie → https://kamishibu.it

Luisa
Mamma di due gemelle, lettrice per vocazione