GUIDA

Kamishibai al Nido (0-3 anni): è troppo presto o siamo noi a sbagliare approccio?

Strategie gentili e tempi giusti: come trasformare il teatro di carta in un rito di calma anche per i bambini sotto i tre anni.

C'è una domanda che ricevo spesso dalle educatrici del nido e dalle mamme di bambini molto piccoli: "Luisa, ma non sono troppo piccoli? Riusciranno a stare fermi?".

La risposta onesta è: dipende. Ma voglio risponderti con una storia, la mia storia.

La prima volta che ho letto un Kamishibai in pubblico, l'ho fatto proprio al nido delle mie gemelle.
All'epoca avevano circa 18 mesi. Io ero inesperta, emozionata e piena di dubbi. Temevo che si sarebbero alzati, che avrebbero perso interesse dopo due minuti, che avrei parlato al vuoto.
Avevo scelto una storia semplice, di sole 12 tavole.

Ebbene, è successo l'imprevedibile.
Quei bambini, così piccoli e solitamente sempre in movimento, sono rimasti incollati. Dall'apertura delle porticine fino all'ultima immagine.
Non è stata la mia bravura (ero alle prime armi!), è stata la potenza dello strumento.
Lì ho capito che il Kamishibai non ha età, se proposto nel modo giusto.

Oggi voglio parlarti di come portare questa magia nella fascia 0-3 anni, evitando gli errori comuni e sfruttando ciò che ho imparato quel giorno.

L'errore numero 1: La durata

Un bambino sotto i 3 anni ha una soglia di attenzione breve. È fisiologico.
L'errore più grande che facciamo è voler raccontare storie lunghe e complesse.
Al nido, il Kamishibai deve essere un "haiku", non un romanzo.

Quella mia prima lettura funzionò perché durava il tempo giusto.
Le storie perfette per questa età hanno queste caratteristiche:

  • Breve durata: 10-12 tavole sono il numero perfetto. Abbastanza per creare una narrazione, ma non troppe da stancare.
  • Trama circolare o semplice: Non servono colpi di scena. Servono sequenze riconoscibili o giochi di "cucù".
  • Immagini pulite: Sfondi neutri e soggetti chiari. Il bambino deve capire subito cosa sta guardando.

Il Rituale è più importante della Storia

A 18 mesi, il contenuto passa in secondo piano rispetto al contenitore.
Ciò che affascina il bambino del nido non è tanto la trama, quanto la magia dell'oggetto.

Il Butai (il teatrino) diventa un catalizzatore di attenzione.
Il rumore del legno che si apre ("Toc toc... chi c'è?").
Il fruscio della carta che scorre.
L'attesa di scoprire cosa c'è dietro.

Questo setting crea un ancoraggio mentale. Anche il bambino più vivace, se abituato al rituale, capirà che quando si apre il teatro succede qualcosa di speciale. È un momento di calma condivisa che spezza la frenesia del gioco.

Cosa raccontare? La quotidianità

Il mercato offre pochissimo per questa fascia d'età, ed è un peccato.
I bambini di 1-2 anni amano rivedere ciò che conoscono.
Non hanno bisogno di draghi sputafuoco. Hanno bisogno di vedere un bambino che fa il bagnetto, che mangia la pappa, che si prepara per la nanna.

Ecco perché la nostra storia "Il bucato di Tobia" funziona così bene anche con i più piccoli: parla di gesti che vedono fare ogni giorno. Riconoscere l'azione dà loro sicurezza e competenza.

👩‍🏫 L'ANGOLO DELL'EDUCATRICE: Setting per il Nido

Se lavori in una sezione nido, dimentica la classica disposizione a platea. Ecco tre consigli per un setting efficace con i piccolissimi:

  1. Il Semicerchio Stretto: I bambini devono essere vicini. Mettili a sedere a terra, sui cuscini, in un semicerchio molto ravvicinato intorno a te. Tu devi essere al loro livello (seduta a terra anche tu), per incrociare i loro sguardi.
  2. L'Oggetto Ponte: Prima di iniziare la storia, o subito dopo, fai uscire dal teatrino un oggetto reale collegato alla narrazione (es. una molletta del bucato, una spugna, una piuma). Far toccare l'oggetto rende concreta l'esperienza astratta delle immagini.
  3. La Canzoncina: Usa sempre la stessa breve filastrocca per annunciare l'inizio e la fine. Aiuta i bambini a gestire la transizione tra il gioco motorio e il momento dell'ascolto.

Provaci senza paura

Se ce l'ho fatta io quella prima volta, da mamma inesperta davanti a una classe di diciottennimesi, puoi farcela anche tu.

Non temere che distruggano il teatro.
Se durante la lettura un bambino si alza e viene a toccare l'immagine, non è un atto di disturbo: è un atto di scoperta. Sta cercando di capire se quel coniglietto è vero.
Accoglilo, fagli fare una carezza alla carta, e poi invitalo dolcemente a tornare al suo posto per vedere "chi arriva dopo".

Luisa
Mamma di due gemelle, lettrice per vocazione